Lettera ad una sconosciuta

Cos’abbiamo in comune noi due? Tutto, perché la curiosità è vita e in un istante entrambi vorremmo sapere come l’altro parli,  cammini, odori,  baci, si muova o faccia all’amore. Nulla, perché non riuscirei mai a sparare nella testa di tua figlia.

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Partiamo da un presupposto. Siamo nati uguali ma non è colpa mia né tua che siamo nati tu in Pakistan e io in Italia. Eppure per anni mi sono sentito in colpa, ho messo da parte la mia superbia di colonizzatore e mi sono messo in marcia per capire se il tuo mondo oltre che diverso fosse migliore o peggiore del mio. Per anni ho camminato, letto, cercato, rischiato per capire se il tuo sguardo fosse come il mio. Se nascesse dagli stessi neuroni, dallo stesso destino, dalle stesse corde, dalle stesse leggi. E la risposta è sempre stata si. E’ bello, è meraviglioso pensare che due persone possano guardarsi, leggersi, capirsi, intendersi e amarsi nello stesso modo. E’ però triste che un mondo con colori, odori, pensieri, sguardi e occhi così diversi funzioni nello stesso modo. Certo, hai ragione quando dici che i miei bisnonni sparavano alla testa dei bimbi nel nome di un dio altrettanto illusorio. Quindi facciamo così. Tu esci dalla tua moschea. Io dalla mia chiesa. E diamoci la mano, guardiamoci e baciamoci. E nessuno farà del male alle nostre bimbe.

 

 

 

 

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